SIERO LIBORIO BONIFACIO

AGROPOLI – CITTA’ DELLA SPERANZA SIERO LIBORIO BONIFACIO

Uno dei tanti personaggi che ha portato Agropoli alla ribalta nazionale e sui mezzi di informazione (giornali e Tv) per molti anni è stato il dott. Liborio Bonifacio. Il “sogno” che ha accompagnato il dott. Bonifacio per tutta la vita era aiutare, con la sua scoperta l’umanità sofferente dal male del secolo: il cancro. Liborio Bonifacio nasce a Montallegro, provincia di Agrigento, il 28 novembre 1908 e consegue la laurea in veterinaria a Perugia nel 1931. Arriva ad Agropoli nel settembre del 1941, dopo aver vinto il concorso di veterinario nella condotta della nostra cittadina. Svolgendo il suo lavoro di veterinario, a contatto con gli animali, e seguendo una sua “intuizione”, scopre che le capre sono immuni dalle cellule tumorali. Questa sua “intuizione”, siamo nel 1950, lo porta a preparare un prodotto che in seguito sarà denominato “ Siero Bonifacio”.
Così il dottor Bonifacio descrive quell’ispirazione che cambiò il corso della sua vita ( dal libro “Liborio Bonifacio” – la mia lotta contro il cancro):
“ La sera del 1° ottobre 1950 andai a letto, come tutte le sere. Avevo lavorato molto ed ero troppo stanco per addormentarmi tranquillamente. Restai a lungo tra il sonno e la veglia e alla fine, già molto tardi persi conoscenza. Che cosa sia successo quella sera nessuno saprà mai dirlo; sta di fatto che la sera del 1° ottobre io provavo per il cancro quell’interesse pietoso, ma anche un po’ pauroso, che provano quasi tutti, senza peraltro essermi mai interessato a fondo a questa terribile malattia. La mattina del 2 ottobre al risveglio, già sapevo che la cura del cancro sarebbe diventata, da quel giorno, il problema centrale della mia esistenza futura”.
Bisogna arrivare al 1969, e solo per merito della stampa se qualcosa comincia a muoversi. Il settimanale “Epoca”, nella sua rubrica “storie impossibili”, comincia a trattare la vicenda pubblicando una lunga serie di articoli a firma del giornalista Giuseppe Grazzini, con testimonianze dirette, intervistando oltre al suo scopritore, numerosi “malati” che avevano avuto sollievo e miglioramenti dal male, usando il “siero” Bonifacio. A seguito di questa ponderosa e documentata campagna di stampa che suscitò enorme scalpore, il modesto “veterinario” di Agropoli balzò agli onori della cronaca nazionale, e questo di riflesso,causò, letteralmente, l’invasione della Città di parenti e amici degli ammalati che qui arrivavano, anche alcuni giorni prima del giorno fissato, per la distribuzione del “siero”, che avveniva gratuitamente ogni due settimane. Agropoli in quei giorni fu invasa anche da giornalisti italiani e stranieri e da troupe televisive. Tutte queste pressioni giornalistiche e le continue “invasioni” di migliaia di persone che si recavano in “pellegrinaggio” nel nostro paese da ogni parte d’Italia, molti dei quali anche dall’estero, facendo di Agropoli la “città della speranza”, determinarono l’intervento, fino da allora reticente, del Ministero della Sanità. Infatti il 31 luglio 1969, l’allora ministro, Camillo Ripamonti, decide con decreto ministeriale, insediando una commissione autorevole, di provare la sperimentazione per sei mesi in quattro centri oncologici: Roma, Napoli, Milano, Torino. A settembre il “veterinario” di Agropoli consegna il suo “siero” all’Istituto superiore della Sanità per le prove batteriologiche e di tossicità. Ed ecco che avviene il primo voltafaccia: i direttori dei quattro centri si riuniscono e decidono di ridurre la sperimentazione ad un solo istituto, il “Regina Elena” di Roma. Tra proteste e polemiche, comunque, il dottor Bonifacio, dopo aver richiesto un minimo di garanzie sulla serietà e sul metodo da usarsi, puntualmente disattese, dà il suo consenso all’avvio della sperimentazione. Questa è affidata a una commissione presieduta dal professor Pietro Bucalossi. Il 29 maggio 1970, dopo appena 16 giorni di test su soli 8 pazienti “in fase terminale”, la beffa e la sentenza del verdetto: “L’anticancro Bonifacio è dichiarato inefficace. Non cura i tumori e non ha alcuna azione sulla loro sintomatologia”.
Il “veterinario” di Agropoli cerca d’opporsi e si chiede dalle colonne dei giornali nazionali, in prima linea sempre “Epoca”… “perché tanta fretta a chiudere la sperimentazione dopo appena 16 giorni e non dopo 6 mesi previsti dal decreto? E perché su solo 8 pazienti e tutti in fase preagonica?”. Le risposte non arrivarono, stanco e deluso il “veterinario” Bonifacio si ritira nel suo paese per dimenticare. In questa fase della vicenda (1970) , ad Agropoli rimbalzando le notizie, esplosero spontanee manifestazioni di piazza, ad opera delle migliaia di persone che costantemente arrivavano per richiedere il farmaco e che il dottor Bonifacio, non era più in condizione di distribuire, poiché era stato interdetto a farlo. Furono occupate strade, i binari della stazione ferroviaria, ma niente si mosse. In questo periodo, siamo nella primavera del’70, accade un episodio che val la pena raccontare. Si era da poco conclusa negativamente la “sperimentazione” sul “siero”